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Hotel Oriente

by Anarcocks

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1.
Sbarcano. Con un pacco gonfio di birra e di catastrofe barcollano. Tenendosi le braccia sulle spalle cadono. In ginocchio. Si appoggiano. La testa fra le gambe. Si baciano. Ma solo se sono proprio ubriachi. Contrabbandano. C’è una trans che vende sigarette in piazza. E fumano. Parlando delle loro cicatrici si raccontano. Storie di zucchero, cemento. Dolore. Hanno fame e mangiano. Le cameriere li trovano attraenti. Si suicidano per loro. Dormono: mangiano lune. In preda ad un delirium tremens sognano. Di essere vivi. Una scopata. Alzano il culo e se ne vanno. Verso un altro petto peloso. Si inseguono, fanno finta. Di guardare altrove. Qualcun altro. Non di certo te. _ _ _ They come ashore. With a pack swollen with beer and catastrophe they stagger. Arms around shoulders they fall. On their knees. They lean over. Head between legs. They kiss. But only if they really are drunk. They smuggle. There’s a lady-boy who sells cigarettes in the square. And they smoke. Talking about their scars they tell their stories. Of sugar, cement. Sorrow. They’re hungry and eat. The waiters find them attractive. They commit suicide for them. They sleep: eating moons. In a fit of delirium tremens they dream. To be alive. A shag. They shag their ass and leave. To another shaggy chest. They shag each other, pretending. They were looking somewhere else. Someone else. Not you.
2.
A cena, sul tardi, il teatro: uno schifo. Quasi come se ruotando il dito sul bordo del bicchiere evaporasse il rosso, il vino. L’afa, l’asfalto. C’era dell’aria stabile, fissata sui cardini, umido peso, corpo su corpo, era soffocare. Sipario di velluto: il nero del lino sudava fino ad allentarsi il nodo alla cravatta, liberava lo sterno di almeno due bottoni, senza volerlo aveva strappato dal petto il pelo grigio, quaranta estati o primavere; la scena si chiudeva, recitata male, senza un happy end. La fame sul red carpet: dopo tre gradini, l’odore di bruciato, aveva l’acquolina. Ma fu l’agnello, un filamento fra canino ed incisivo. Era uscito dal locale con lo stecchino in bocca. _ _ _ At dinner, latish, the theater: revolting. As though rubbing your finger around the edge of the glass, the red, the wine evaporates. The afa, the asphalt. There was a stifling air attached to the hinges,a wet weight, body on body, it was to suffocate. Velvet curtain: the black of linen sweated until it loosened the tie-knot, freed the sternum by at least two buttons, unwittingly had pulled the grey hair off the chest, forty summers or springs; the scene closed, badly acted, without a happy ending. Hunger on the red carpet: then three stairs, the smell of burnt, mouth watering. But it was the lamb, a filament between canine and incisor. He’d left the restaurant with a toothpick in his mouth.
3.
THE BOY 02:48
Dall’utero a qui: è sempre stata fuga. Cargo di corpi, nessuno, la notte, nel Mediterraneo e lo scirocco di onde o di calma di acque internazionali. Di nascosto; e non lo sa nessuno, come se non accadesse. Terra. Un avvistamento. Quella canottiera e il bianco dei suoi occhi. Odore di ascelle, spalle nude. Intorno, lungo i fianchi. Sotto, niente. Il sesso. Il vento sulla sacca scrotale, sul metallo dei bottoni una polluzione. È come marcare il territorio, un’adolescenza di crampi. Di morsi. Urgono soldi, carne, nicotina. Urge. La vescica di liquidi in eccesso. _ _ _ From the womb to here: it’s always been escaping. Cargo of bodies, no one, night, in the Mediterranean and the sirocco of waves or calm in international waters. Hidden; and no one knows, as if it never happened. Land. A sighting. That undershirt and the white of the eyes. Armpit smell, naked shoulders. Around, down his hips. Underneath, nothing. His sex. Wind on his scrotum sack, cum on the metal of the buttons. Like marking the territory, an adolescence full of cramps. Of bites. Urgent need for money, meat, nicotine. Urgent. The bladder an excess of liquids.
4.
È liberatorio. Fissi il muro mentre pisci. Il corpo intero. Sommerge. Il posto. Con odore ghiandolare. Ti annusi attraverso il vino rosso. Fosforescente. Un getto. Sul muro. Sei così ubriaco che non faresti manco centro. Forse. Ti piacerebbe. Adesso arriva lui. Essere visto. Non te ne accorgi. Forse. Ci speravi. _ _ _ It’s liberating. You stare at the wall while pissing. The whole body. Submerging. The place. With glandular scent. You smell yourself through red wine. Phosphorescent. A stream. On the wall. You’re so drunk you couldn’t even hit the target. Maybe. You’d like that. He’s coming now. To be seen. Maybe. You don’t realize. You’d hoped so.
5.
Come non ci fosse. Bastasse sentirne un odore acerbo, selvaggina, bosco. Con la coda dell’occhio, la coda tra le gambe. Poi rallenta il flusso. Sgocciolarsi. Ma l’altro non trattiene. È sempre il punto corporale più protetto. Ammise di scrutarlo. Luce di neon. Improvvisamente. Come si accorgesse di una perdita di gas. Forse ci sperava. Un colpo di saliva. Poi la bocca è un Mediterraneo intero oltre il Sahara e tu ti vuoi tuffare. _ _ _ Like it didn’t exist. Like it was enough to smell a sharp scent, wild, wood. Out of the corner of your eye, your tail between your legs. Then the flow slows. Dripping. But the other doesn’t hold back. It’s always the most protected part of the body. He admitted staring at it. Neon light. All of a sudden. Like noticing a gas leak. Maybe he hoped for that. A hit of spit. Then the mouth is the whole Mediterranean beyond the Sahara and you want to dive in.
6.
GOT A MATCH? 01:52
Due dita e le labbra come fischiasse. Aspirando, come implorasse. Come sapesse. Cose impossibili, come negargliela. Come fosse facile dimenticarla. La notte. Che gli ha strappato i jeans e non per moda. Più come un laser di radar. Di preda che caccia. Che scalcia. Il resto del porto che resta, che porta alla porta. Che escono. E fumano mentre trema la notte e non dice. Accende. La fiamma gli rese rossastra la pelle. Rimase. L’abbaglio nella pupilla, quelle pupille. Poi confuse come di latte aspirandola insieme. La prima boccata. Di notte polmonare. _ _ _ Two fingers and lips like whistling. Breathing, like begging. Like he knew. Impossible things, how to deny it. As if it was easy to forget. Night. That tore his jeans and not because it was the fashion. More like a radar laser. Of prey hunting. That kicks. The rest of the port that rests here, the way to the doorway. That they come out of. And they smoke while the night trembles and doesn’t tell. It lights up. The flame made his skin pinkish. He stayed. The glare in his pupil, those pupils. Then confused like milk, breathing it in together. The first mouthful. Of pulmonary night.
7.
Nel retrovisore come una camera li vidi; li vidi la notte uscire i lampioni marciare un plotone la folla che sempre la piazza si muove è come una serie di abbagli in un tunnel ma sembra che abbiano spine di rosa fra i denti e quando Lupita in vestaglia invecchiata riusa il ventaglio vuol dire che un carico arriva e uno si perde e chi lo ritrova sa solo tacere non deve parlare Lupita segnala l’entrata nel porto la notte somiglia ad un faro impazzito lo scoglio è vastissimo whisky che trinchi tacendo la voce da dentro il cervello il gabbiano è un uccello che il pesce l’afferra sul pelo dell’acqua ci sono i ragazzi che giocano a football che sono ragazze di coro che corrono dietro al pallone di testa ricciuta lo stile di diego se rompono il vetro col piede di porco il rasato le accoppa e le superarono ma io lo capivo dagli occhi, andavano dritti ne ho visti tanti indicarli lo sanno che fanno, ci vanno – ma loro sembravano finti, due santi dipinti, e io andai al bar mi presi un caffè, non dissi mai niente, sembrava che me lo sentissi. _ _ _ In the rearview mirror like a camera I saw them; I saw the night come out the streetlamps marching a platoon the crowd that always, the street moving is like a series of glares in a tunnel but it’s like they had rose thorns between their teeth and when Lupita not so young in her robe waves her fan again it means a load is coming and one is lost and the one who finds it can only keep his mouth shut can’t talk Lupita marks the entrance to the port at night like a crazy lighthouse the cliff is immense whisky you knock back shutting up the voice inside your brain the gull is a bird that catches the fish on the water’s skin there are boys playing football and a chorus of girls running after the ball with curly hair like diego armando’s if they break the glass with a crowbar the skinhead will kill them but I understood from the guys’ pupils, they went straight on I saw so many people pointing to them they know what they’re doing, they’re going there – but they seem fake, two painted saints, and I went to the bar and had a coffee, I didn’t say a word, it was like I knew it.
8.
Il secolo era pronto al resettaggio quando lei rimase sola. Arrivavano battelli. Due guerre. Soldati, marinai. Una legione straniera di locuste. Vedova. Matrona. Partì la servitù con gli stallieri. Passavano carrozze, poi sciacalli. Le ragazze cambiavano ogni quindicina. La figlia nel collegio: una Svizzera sicura. L’intonaco scorticato aveva visto un benessere di turisti di passaggio che giocavano a dadi dentro al bar. Lì l’Uomo e il Ragazzo avrebbero potuto starsene tranquilli. Ogni tanto. Solo con la luna piena. Nei giorni di eclissi. Dopo un naufragio al largo. Dicono. A volte accade ancora. Altri negano sia vero. La donna che fuma ha i capelli neri, tinti. Le vene varicose. Il seno enorme e la vestaglia senza maniche. Lei, nemmeno li guarda, loro. Li ha già visti. Sa tutto. Ma non parlerà. Non dirà niente. Della bruciatura sulla moquette. Delle tracce lasciate sui lenzuoli. Di come si guardavano. Il porto che entra, la finestra aperta, si ferma la porta. Pareti si spogliano. Si scordano rampe di scale di buio. Un tavolo. Sedia. L’armadio. Dimentica: quel lato, profilo di viso, è caldo che scotta di sole annerito, pellicola fine che imprime la lastra, contorno di corpo. E claxon, catene di biciclette, motori, segnali d’attracco notturno, proiettili, ed altri rumori di palpebre secche. Lo leggerai nelle notizie. Un tubo correva orizzontale sul muro da dietro il lavabo, lo specchio. Passava davanti alla testa del letto. _ _ _ The century was ready for resetting when she was left alone. Ships arrived. Two wars. Soldiers, sailors. A foreign legion of locusts. Widow. Matron. The servants went off with the stable boys. Carriages passed by, then looters. The girls changed every fortnight. The daughter at boarding school: a safe Switzerland. The flayed plaster had seen an affluence of tourists passing through, shooting dice in the café. There the Man and the Boy could be in peace. Every once in a while. Only with a full moon. When there were eclipses. After a shipwreck off the shore. They say. It still happens sometimes. Others deny it. The woman who smokes has black hair, dyed. Varicose veins. An enormous bust and a sleeveless bathrobe. She doesn’t even glance at them. She’s seen them before. Knows it all. But she won’t talk. She won’t say anything. About burn-marks on the carpet. About traces left on the sheets. About how they looked at one another. The port entering, the window open, the door stopped. Walls undress. Stairways of darkness are forgotten. A table. Chair. Wardrobe. Forget: that side, profile of face, it is heat that burns with blackened sun, thin film that imprints the plate, body contour. And honking, bicycle chains, engines, signs of mooring by night, bullets, and other noises of dry eyelids. You’ll read about it in the papers. A pipe ran horizontally across the wall from behind the sink, the mirror. It passed in front of the bed-head.
9.
Il sole nero brucia a mezzanotte, il desiderio scotta la punta delle labbra, delle dita – radiazioni atomiche dai pori della pelle – verranno trasformati in qualcun altro mentre tutt’intorno il porto è brezza di ventaglio, caldo d’alito d’affanno che respira fuori alla finestra, alla rossa luce intermittente, all’ombra; a scatti che proiettano due corpi bestiali nella carne. I muscoli in equilibrio perpendicolare e stabile. Sganciando alla camicia ogni bottone: un intero terremoto, un crepaccio che si apre sul suo petto mentre sudano nei piedi e nelle mani e nelle ascelle e seguono la pista in un istinto di calore: scrutano la notte farsi qualcun altro, qualcos’altro Odore di ormoni, d’urina e sudore, saliva di peli sul collo e lo sterno, la spalla di corpo in calore al calore del corpo: si sciolga di carne di corpo notturno, si plachi il bollire del sangue, che scenda la febbre, si sfaldi. Il cielo di stelle lontane e ghiacciate sussulti ansimando un pianto d’orgasmo che preme una piena. _ _ _ At midnight the black sun burns, desire scorches the tips of the fingers, of the lips – atomic radiation from the skin’s pores – will be transformed into someone else, while all around the port is a fan-breeze, heat of breathless breathing outside the window, with the red light panting off and on, in the shadow; jolts that project two bodies bestial in the flesh. The muscles in stable, perpendicular equilibrium. Undoing every button of the shirt: an entire earthquake, a crevice opens up on his chest while they sweat, feet and hands and armpits, and follow the trail with an instinct for heat: they scrutinize the night becoming someone else, something else Smell of hormones, urine and sweat, spit of hair on neck and breastbone, the body’s shoulder in heat to the body’s heat: may the nocturnal body’s flesh melt, may the boiling blood be calmed, the fever lowered, may it flake away. The heaven of stars distant and frozen tremors panting a cry of orgasm pressing down a floodtide.
10.
Quando sul letto si sedette. La notte si assottigliò, le sue sbarre furono fusibili deboli all’interno della paura. La paura si assottiglia. Redimerà la criminalità dalla faccia. Due carcerati nella cella. E quanto valgo lo scoprirai domani. Se domani accadrà. Se sarà possibile che accada. _ _ _ When on the bed he sat down. The night grew thinner, its crossbars were weak fuses within fear. Fear grows thinner. It will redeem criminality from the face. Two prisoners in the cell. And what I am worth you will discover tomorrow. If tomorrow happens. If it is possible for it to happen.
11.
Questo è il mio corpo: prendine e mangiane. Questi i miei denti: traccia su natiche. Il corpo estraneo in un estraneo corpo. Un chiodo che trafigge i palmi delle mani. Un’altra linea che si aggiunge, che s’incrocia. È una permuta, una muda. Sudore, nuove squame. Come se dio ficcasse il cazzo nel sole per fottere la terra. Uno sperma stellare cade dallo spazio, sassi nel mare. Due statue di sale. Questo è il mio sangue: dissetati, coppiere. Questo è il mio sperma: lo versavano per noi e per tutti in remissione del piacere. Rimetti. Rimetti a noi i nostri palpiti come noi li rimettiamo al nostro cuore straziato. È veramente cosa buona e guasta, tu che mi transustanzi, io che t’ho transustanziato. _ _ _ This is my body: take of it and eat. These my teeth: traces on buttocks. A body extraneous in an extraneous body. A nail piercing the palms of hands. Another line is added, is crossed. It is a swap, a moulting. Sweat, new scales. Like god poking his cock into the sun to fuck the earth. A stellar sperm falls from space, stones in the sea. Two statues of salt. This is my blood: cupbearer, sate your thirst. This is my sperm: they shed it for us and for all in remission of pleasure. Forgive. Forgive us our throbs as we forgive our harrowed heart. In truth it is a thing good and rotted, you who transubstantiates me, I who have transubstantiated you.
12.
Tornerò a trovarti nei dettagli, quelli che non riesci a dimenticare. Ci incontreremo in ogni singola ossessione. Da qui in avanti, ogni orifizio. Arriverò in ritardo. Me ne ero totalmente dimenticato. Uscito dalla mente. Ogni volta che sarò giovane penserò a te. Ogni volta che morirò dissanguato mi ricorderò delle tue labbra. Ogni lingua su cui passerò la mia lingua sarà una notte afosa e sconosciuta. Se torneranno dal mare. Se sale la marea. Se scoprono i corpi. _ _ _ I’ll come back and find you in the details, the ones you can’t forget. We’ll meet in every single obsession. From now on, every orifice. I’ll be late. I’d completely forgotten. Out of mind. Each time I am young, I’ll think of you. Each time I bleed to death I’ll remember your lips. Each tongue I pass my tongue over will be a close and unknown night. If they come back from the sea. If the sea rises. If they find the bodies.

about

This is not Amsterdam. This is not New York. Neither Brest, nor Naples. This is not what you think it will be. This is not even you and me. This is not even a place. There is a port, ships, sailors, a red autopsy-like sunset. Bloody and fake as the veins pumping weaker under your brain. A velvet curtain opens, close your eyes and do not think about what you’re going to witness. You’ll never know. You’re not even close.

[The Man enters, his hand on the crotch]
[The Boy enters, he spits on the ground]

This is not about you.
You’re not even there.

credits

released November 23, 2015

OECD 222

Performed and produced by Massimo & Pierce
Lyrics by Marco Simonelli
Mastered by Reto Mäder
Cover Artwork by Val Denahm

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